martedì 16 settembre 2014

Ora Capisco

Morde le mie labbra e mi fa quasi male.
Poco vestito sul mio letto si avventa sul mio viso come fosse un affamato che non mangia da giorni.
Indossa solo l'accappatoio porpora che ormai è in casa da settimane, io sono ancora tutto vestito ma ci vuole poco per capire cosa vuole.
Mi lascia intravedere qualcosa, si lascia spiare dal pertugio che il lanoso accappatoio crea sul suo corpo.
Intravedo il petto muscoloso e il capezzolo, vedo i peli del suo petto e quelli che scendono verso il basso.
Mi libero dalla sua morsa e lo obbligo a stare fermo, scarto il suo corpo come un bimbo fa con i regali a Natale.
Vedo il suo corpo nudo nella sua interezza, vedo la sua eccitazione e il suo sguardo di chi ha fame.
Il silenzio vige sovrano di quel momento, l'istinto supera il timore e mi avvento su di lui.
Assaggio il suo corpo nelle forme più primitive, mi guarda compiaciuto mentre gli provoco piacere.
Mi tocca il viso e i capelli, mi dice delle cose belle.
Vado avanti per molto, la cosa mi piace e non poco, alla fine è lui a cedere.. mi guardo come per sfida e allarga le gambe.
Mostra se stesso, lo guardo bene e non riesco ad non allungare le mani, entro dentro di lui.
Sento la durezza della sua pelle.. non resisto e levo i pochi vestiti ormai rimasti.
Da soli in una camera da letto semi buia, intravedo le sue forme vogliose che mi chiamano, gli prendo la mano e lo faccio girare.
Un abbraccio forte, un bacio possente e poi lo faccio mio, con forza e passione.
Entro dentro al mio uomo facendolo sobbalzare, si agita mentre mi bacia e mi dice che vuole essere lui a comandare.
Sono troppo preso per oppormi e mi giro con la pancia verso l'alto, lo vedo affamato di me e del mio corpo e mi lascio domare.
Percepisco le sue forme mascoline nel buio, vedo i suoi movimenti come fosse un rettile, pretende la mia eccitazione e fa quasi male per il peso che mette sul mio basso ventre.
Mi bacia e mi fa suo, non posso muovermi ne scegliere le cose da fare, mi comanda anche se tra i due la parte che subisce è lui.
Mi sento amato apprezzato, bello e soprattutto importante.
Tocco il suo corpo, tocco il suo sedere, la mano sinistra finisce sopra il suo cuore, l'altra stringe forte la fonte del suo piacere.
Non avverte ma urla solo, sporca tutto me compreso.
Non mi aspettavo la sua esplosione, non me l'aspettavo così forte e rispondo in maniera involontaria.
Riempio il suo corpo di me, poi lo bacio forte e lo stringo a me.

"Ora capisci quanto sei importante?" mi dice sorridendo.
Mi spiazza, il silenzio regna e dopo una lunga doccia ci mettiamo a letto a dormire.
Ripenso alle sue parole, ripenso al suo modo di fare e mentre dorme appoggiato sul mio petto lo stringo forte a me.
Ora capisco.
Sono importante.
Sei importante.
Per me.





  

venerdì 12 settembre 2014

Fammi Compagnia

Ho cercato di scrivere molte volte questa settimana ma non ci sono riuscito, anche farlo su carta mi è risultato difficile per la prima volta dopo tanto tempo.
Ho il cervello chiuso e bloccato, è fermo e fatica a ripartire, giornate pesanti che non sembravano avere fine.
Un dramma mascherato da commedia che mi da tanti momenti positivi ma allo stesso tempo mi riempe la testa di pensieri malati da estirpare.
Sono stanco di strappare queste idee dalla mia corteccia cerebrale, sono stanco di sbucciarmi le ginocchia per la fatica e di avere un peso che ti pesa dentro.
Sono giorni strani questi, io sto bene e non sento il bisogno impellente di sfogarmi eppure a volte mi sento un po' triste, un po' isolato e lasciato alla deriva.
So di esagerare, so di non essere solo ma a volte trovo fatica ad accettare alcune cose e tutto il peso di questo si presenta sulle mie spalle e non ho più la forza per sollevare alcune cose.
Cado a terra stanco.
In questi giorni ho imparato a parlare con le persone, compagno e amici e ho avuto modo di elaborare tutta questa mia crisi interna che mi porto dentro da anni.
Il problema non sono gli altri ma sono io, mi taglio le ali da solo, voglio volare ma spezzo prima le ali per poter rimandare il grande salto.
Come un uccello al primo volo, o salti fuori dal nido per volare o ti abbandonano lì.
Nessuno può diventare un peso per gli altri.
Ho parlato molto in questi giorni dei miei problemi, ho parlato molto con il mio psicologo il quale (dopo una lunga riflessione) è stato congedato dopo anni di duro servizio, siamo troppo "intimi" adesso, mi conosce da quando ho 16 anni e lo tratto come fosse un amico, quindi mi capita di mentire, di non dire cose omettere particolari.
Un suo collega mi ospiterà a breve, una nuova mente da rovinare una nuova persona da conoscere.
Ho parlato molto con l'uomo che mi ha trovato stranamente riflessivo e calmo, merito di alcuni amici che hanno già soccorso la mia mente stanca.
L'altro giorno ho avuto modo di liberarmi di un grosso peso confidando a un amico cose che non avevo mai detto a nessuno, cose belle, cose brutte ma una in particolare ora mi ritorna alla mente.
Si parlava di ricordi e del fatto che è difficile vivere con alcuni tipi di ricordi.
Vi ricordate il vostro primo ricordo? Il primo sprazzo di memoria che andando a ritroso ritrovate nella vostra mente?
Il mio è brutto. Molto brutto.
Piango nascosto in un angolo della mia cameretta stringendo un peluche che ora è un sopravvissuto come me.
Nascosto tra il muro e l'armadio, spero di non essere visto o trovato, nascondo il pupazzo per non farmi vedere.
Ma tutto è inutile e lui mi trova.
Il dolore dello stare rannicchiato ore non è nulla al dolore ricevuto poco dopo.

Con una premessa come questa io mi chiedo spesso.. "come posso essere felice se dimenticare è impossibile?"
Una risposta non credo che ci sia..
La frase "devi essere forte" mi è stata detta mille volte ma io non riesco ancora a capire come riuscirci.



Mi sento forte ma non lo sono mai stato, bramo contatto e sentimenti da quando sono bambino solo per sentirmi amato e capito.
Liberarsi di grandi pesi interni ti fa vedere le cose diversamente, dire la verità su alcuni punti cambia il tuo modo di percepire le cose e ti da tempo per pensare.
Solo pochi giorni fa mi sentivo schiacciato dalla mia vita dalla mia relazione e perfino l'uso del blog mi risultava fastidioso.
Lo scrivere meccanico come fosse un lavoro non si presta bene alla mia personalità, gli impegni che mi sovrastano la vita, le cose non dette o dette in malo modo.
Mi nascondo da anni e il rendere pubbliche le mie paure mi ha aiutato.. ma fino a che limite?
Fino a che punto possono coesistere il me blogger e il me reale?
Come posso avere la faccia tosta di scrivere e pretendere che qualcuno legga interessandosi?
Sono domande sceme, quasi inutili, ma se scrivo tutto questo è per dire che il blog mi pesa molto ultimamente.
Pesa non tanto per il tempo che mi prende ma per i rapporti che mi crea e mi taglia allo stesso tempo.
Vorrei conoscere tante persone ma non lo faccio, la paura di soffrire e di sentirsi senza pelle è troppo forte.
La consapevolezza di omettere alcuni particolari da tenere solo per me per avere modo di non essere trovato in quel mondo reale che tanto mi spaventa.
Scrivere di meno? Abbandonare tutto? Non credo che sia questa la risposta, ho trovato sempre la forza di andare avanti senza dare retta alla folla e alle persone intorno a me.
Scrivo perché mi fa bene anche se ultimamente fa anche un po' male.
Mi chiedo spesso come posso io risolvere tutti i miei problemi se sono marcio dalla base, come posso costruire cose buone giuste e resistenti se le fondamenta sono sprofondate da tempo?
Domande inutili calcolando che ho la mia vita e le mie cose positive, domande inutili considerando il fattore figlio e la bella relazione.
Mi hanno rubato l'infanzia e ora più che mai sento il bisogno di riaverla indietro.
Come posso essere un uomo se non sono mai stato bambino?
Delirio di una notte di pianto, per fortuna non ero solo.
Fammi compagnia, guardami piangere.
"Punta alle esperienze positive, punta al divertirti e alle cose belle" mi dicono.
Io lo faccio ma non riesco a non essere un po' malinconico.
Quando sorrido nascondo molto dentro di me.
Voglia di urlare e di lasciarmi andare.
Come fossi ubriaco, lasciatemi dondolare, lasciatemi divertire.
Dimenticare è impossibile ma posso annebbiarmi la memoria.



  

lunedì 8 settembre 2014

Pelle Spessa, Cuore Elastico.

Sono una persona malata e purtroppo non sto parlando dei miei veri problemi di salute ma del mio modo di comportarmi.
In questi ultimi giorni posso citare molti episodi che danno prova di questo, lo sfogo dello scorso venerdì è tra questi.
Come sempre mi sono fatto prendere la mano dalle mie crisi personali e dalle mie preoccupazioni, come sempre invece di dare retta al cervello ho dato retta all'istinto che mi porta ad allontanarmi dalle persone e a comportarmi come un emerito cretino.
Venerdì è stata una giornata lunga e abbiamo discusso molto, una cena fuori per chiarire non è servita e neanche tornare a casa tardi da una lunga camminata ci ha schiarito le idee.
Abbiamo dormito insieme ma separati, un letto che obbliga contatto ma che in nottata non abbiamo cercato.
Al mattino tutto era tranquillo, lui dormiva chiuso nel suo lato di letto mentre io mi preparavo per un ennesimo giorno di lavoro.
Mi vesto piano, ho sonno, ho dormito poco la notte precedente, esco di casa con la mia classica borsa a tracolla nera, vestito bene come il resto della settimana, cammino piano e procedo verso il lavoro.
Arrivo circa un'ora dopo e penso, il lavoro sembra non passare mai e mi guardo intorno, penso a lui e a noi.
Penso alle brutte parole dette e alle cose sceme che mi sono inventato per giustificare il mio comportamento da coglione del giorno precedente, lascio il tempo passare lentamente, lavoro come un automa e aspetto l'ora per andare via da lì.
Il cellulare è muto, nessuna foto nessun messaggio da parte sua e io non ho le palle per chiamarlo come sempre.
Aspetto il treno per il ritorno e ripenso alla mia vita, ripenso a delle conversazioni fatte solo la sera precedente con amici e mi rendo conto di essere uno scemo spaventato, di sapere bene quali sono le mie paure eppure mi ci faccio trascinare sempre.
Ripenso alle frasi dette da me.. quella migliore tra tutte "non sento di meritarmelo" risuona nella mia testa e mi fa sentire strano.
Non va bene pensare così. non mi fa bene credere che quello sia una cosa giusta da pensare.
Mi lascio trasportare dal mezzo, mi chiudo nella musica e mi godo il mio mondo in solitudine.
Procedo sui binari velocemente mentre la musica scorre inesorabile, il cellulare continua ad essere ignorato, rimuovo anche la connessione dati per evitare un eventuale confronto scritto.
Scendo dal treno e il caldo ormai regna sovrano, cammino con la camicia sbottonata e i capelli disordinati, procedo verso casa pensieroso.. quasi incazzato con il mondo.
A volte mi odio tanto, mi odio quando capisco di aver fatto una grossa cazzata ma non riesco a rimediare, quando scrivo boiate per auto convincermi di alcune cose.
La paura mi ha fatto scrivere di avere dubbi, la paura mi ha fatto scrivere di avere problemi con lui la paura mi fa agire da stupido e mi fa seguire gli stessi schemi.
Apro la porta di casa un po' abbattuto, la prima cosa che vedo è mia madre leggere sul divano segno che il bimbo è in casa, saluto e sento rumori in cucina.. mi aspettavo di vedere Laura e invece mi sbagliavo.
Eccolo lì, in canottiera e pantaloncini impegnato sui fornelli, con il braccio destro teneva Angelo di peso e parlavano di chissà cosa.
Ho sorriso molto forte e me ne sono reso conto, in un attimo tutto è diventato diverso, mi avvicino a loro, un bacio sulla fronte al bimbo e uno sulle labbra al mio lui.
Pranziamo velocemente e il bambino esce con la nonna per una lunga uscita; vado in bagno a cambiarmi per la doccia e lui mi offre di fare il bagno, si parla poco in quei momenti ma ci si capisce con gli sguardi.
Sembra percepire la mia voglia di chiedergli scusa e di parlare, sembra percepire il mio malessere per aver provocato dolore inutile.
Mi guarda e mi bacia, parliamo un poco vicini sul bordo vasca e poi si entra insieme.
Nudi e senza censure, senza coperture e maschere. Ci si unisce nell'abbraccio caldo dell'acqua e ci si rilassa.
Tutto si scioglie e io mi lascio andare nell'acqua calda.
Si parla di tutto e di noi poi nel letto ancora nudi, parlo dei miei dubbi e delle mie paure.
Cose legittime mi dice.. ma anche molto stupide.
Perché avere paura di qualcosa che ancora non esiste?
Perché fasciarsi una ferita quando hai ancora la pelle compatta?
Perché certe cose non me le dici a voce?
Mi chiede questo e io non so trovare risposta.
La paura mi gioca sempre brutti scherzi, prometto di essere diverso in questo e di parlare, di dire tutto.
Dopo tutto non si parla di me come ragazzo facile che si diverte a pubblicare foto nudo ma di una parte di me molto chiusa e poco vista, una parte che crea problemi che vanno poi risolti.
Devo farmi colpire su quel punto e perdere questa lotta.
Sono fidanzato con una persona splendida e devo dargli modo di colpirmi.



L'amore mi ha sempre spaventato nelle sue forme più profonde.
Questa rabbia e questo sfogo sono solo i frutti della mia mal velata insicurezza.
E' facile fingersi fighi e sicuri di se sulla rete ma nella realtà è tutto diverso.
Fatico a capire la nostra relazione, fatico a capire lui così perfetto ai miei occhi, mi sento di non meritare tutta questa felicità perché sono portato a soffrire.
Un ragionamento del cazzo non lo nego ma sono fatto così.
A volte do troppo spazio ai pensieri e alle insicurezze, a volte mi lascio troppo andare alla tempesta che mi porto dentro e le permetto di vincere.
C'è mancato poco che sprecassi una delle migliori cose della mia vita attuale; quanti ne posso trovare come lui? Adatti per me.. disegnati per essere perfetti ai miei occhi?
Mi sento grande e maturo, mi sento forte e con la pelle spessa.
Nulla può farmi male e ferirmi neanche se si parla di cose positive, mi proteggo da tutto anche da chi dovrebbe avere libero accesso alla mia carne più morbida.
Ho la pelle spessa e un cuore elastico che resiste agli sforzi, la tua lama può andare in profondità e ferirmi gravemente.
Non te lo lascio fare.
Non si tratta di morire dissanguati ma di vivere un dolore e una cosa reale, la mia pelle spessa può essere ferita se colpita nel modo giusto.
Feriscimi e fammi tuo, fammi dissanguare e fammi provare cose che non ho mai provato.
Il dolore con te diventa piacere e il mio cuore elastico è forte.
Trafiggilo, feriscilo, distruggilo.
Ormai è nelle tue mani e non ho modo di riprenderlo.

Anche perché non voglio riprendermelo.



  

Ho usato questa canzone ormai mille volta ma ogni volta è sempre meglio.



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